sabato 23 maggio 2015

A proposito dei progressi che le armate dell'Isis compiono in Siria e in Iraq ai danni dei governi di quei Paesi, e degli sciti che vi abitano (l'Isis appartiene alla maggioranza islamica di fede sunnita), noi continuiamo a chiederci perché il Paese militarmente più ferrato della regione, Israele, non appaia in alcun modo impegnato nella opposizione alle armate dell'Isis. Certo, la nostra pretesa che Israele partecipi alla coalizione anti Isis è all'incirca irrealizzabile. Tuttavia a noi appare probabile che Israele abbia non poco vantaggio dalla dissoluzione di Paesi a lui ("Israele" è maschile) ostili, come lo sono la Siria e l'Iraq (quest'ultimo già fatto a pezzettini dall'amico americano). Questa potrebbe essere la ragione per cui Israele tiene nella fondina le sue formidabili pistole, come sappiamo sempre pronte a sparare. Del resto l'Isis pare ignorare Israele, certo anche per non subirne le reazioni.

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