martedì 25 agosto 2015

Amnesia storica

Il danneggiamento da parte dell'Isis di importanti siti archeologici e d'altro materiale antico considerato prezioso è presentato dai media in stato di amnesia storica, se non di banale ipocrisia, infatti non c'è guerra che non abbia comportato danni ad edifici di valore. Oltre a tutte le altre distruzioni. 
Durante la seconda guerra mondiale i tedeschi danneggiarono in vario modo tutti i Paesi da loro bombardati dal cielo, invasi od occupati, e lo stesso fecero gli anglo-americani, che distrussero in particolare l'intera Germania. Si pensi solo, venendo all'Italia,  all'Abbazia di Monte Cassino, distrutta dai bombardieri alleati in quanto sospettata di essere sede di forze tedesche - che però si trovavano al suo esterno. Nei sotterranei si erano rifugiati invece molti molti civili, e pochi ne uscirono vivi. 
Durante una delle due guerre dette del Golfo gli Usa non risparmiarono i siti archeologici o museali irakeni. 
Correndo indietro, i trionfanti mongoli di Gengis Kahn radevano al suolo le città da loro conquistate.
In guerra non si fanno sconti, i nemici siamo noi - riflessi da uno specchio deformante.
Tornando all'Isis, le sue distruzioni spesso non sono effetti secondari della guerra, ma suoi obbiettivi primari di genere propagandistico-mediatico-religioso. Se non prede di guerra, che come si sa sono oggetti in assoluto "disponibili" al vincitore.

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sabato 23 maggio 2015

A proposito dei progressi che le armate dell'Isis compiono in Siria e in Iraq ai danni dei governi di quei Paesi, e degli sciti che vi abitano (l'Isis appartiene alla maggioranza islamica di fede sunnita), noi continuiamo a chiederci perché il Paese militarmente più ferrato della regione, Israele, non appaia in alcun modo impegnato nella opposizione alle armate dell'Isis. Certo, la nostra pretesa che Israele partecipi alla coalizione anti Isis è all'incirca irrealizzabile. Tuttavia a noi appare probabile che Israele abbia non poco vantaggio dalla dissoluzione di Paesi a lui ("Israele" è maschile) ostili, come lo sono la Siria e l'Iraq (quest'ultimo già fatto a pezzettini dall'amico americano). Questa potrebbe essere la ragione per cui Israele tiene nella fondina le sue formidabili pistole, come sappiamo sempre pronte a sparare. Del resto l'Isis pare ignorare Israele, certo anche per non subirne le reazioni.

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