martedì 18 settembre 2012

Le dimostrazioni vivacissime che si svolgono a quanto pare in alcuni paesi di religione musulmana contro una fiction prodotta negli Usa sulla vita di Maometto e giudicata offensiva dai manifestanti, evidentemente assai al corrente della produzione di video statunitense, se non al corrente di chi è al corrente di tale produzione, chiamano in causa il tema della censura. Un video su Maometto che lo presenta come un uomo dalla vita privata oggi discutibile secondo i canoni imposti dal politicamente corretto, merita di essere censurato? O no?
Si chiama eleuteromanìa la passione troppo grande per la libertà: essa di solito riguarda i cretini e gli ipocriti, naturalmente senza dimenticare chi fa il paladino della libertà d'espressione quando gli fa comodo e per sostenere di fatto la libertà dei capitalisti di spremere ricchezza dalla vita e dalla natura.
La libertà conta meno della giustizia.Fine della discussione.
Tornando a Maometto, noi proviamo sincera pena per queste probabili masse d'incazzati musulmani in quanto è a niente che esse si tengono avvinte, come le masse "cristiane" a niente sono fedeli e così via. Ma è chiaro che il video su Maometto è una provocazione che pesca nel mare di guai che Israele e i suoi alleati producono da alcune decine di anni; non è stato censurato a bella posta.
Se lo avessero censurato ciò avrebbe significato che Israele non conta più tanto. Ciò che è impossibile.

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giovedì 23 febbraio 2012

In merito alla condanna a pagare sette milioni di euro alla Fiat per averne, un giornalista, danneggiato l'immagine (...) con la denigrazione (...) di un suo modello "mitico" comparato con altri due concorrenti durante una trasmissione della tv Rai, condanna che fa riflettere, l'ottimo Michele Serra su Repubblica ieri confabulava con se stesso in relazione al sospetto che in questo sistema socioeconomico abbiano più valore le merci delle persone.
Ma non era comunista, il Serra, da giovane?

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