giovedì 1 maggio 2014

Squadrismo in divisa

Gli applausi di solidarietà prodigati da sindacalisti della polizia di Stato ai loro colleghi condannati a causa della morte di un giovane, avvenuta anni or sono a Ferrara, e le inizianti indagini sulla morte recente di un uomo, a Firenze costretto da alcuni carabinieri a giacere sul pavimento stradale e probabilmente maltrattato, mentre invece costui aveva bisogno di immediato aiuto medico, attirano l'attenzione dei distratti sulla violenza che le forze cosiddette dell 'ordine usano nei confronti di persone singole costituenti reali o supposti problemi di ordine pubblico. Noi crediamo che le forze cosiddette dell'ordine siano, come espressione dello Stato, sempre propense alla violenza, in nome dell'ingiustizia che lo Stato garantisce. Non siamo anarchici, eppure dubitiamo che qualunque tipo di Stato possa non essere violento. Proprio perché non siamo anarchici, pensiamo che una certa misura di violenza sia costitutiva di ogni Stato, solo che mentre rigettiamo la violenza che garantisce e rispecchia l'ingiustizia, l'oppressione del sistema capitalistico, accetteremmo la violenza esercitata in nome della giustizia, dell'equità, insomma: in nome del socialismo.
Altra faccenda sono le violenze sadiche, gratuite, squadristiche, cui in certi casi si abbandonano le forze cosiddette dell'ordine. Abbiamo visto quel tipo della polizia di Stato che a Roma tempo fa ha calpestato a bella posta una manifestante distesa ed inerme a terra, oltretutto in modo vile - infierendo lui su una donna. In Italia questo tipo di fenomeni derivano in gran parte dal fatto che nelle forze cosiddette dell'ordine si annidano moltissimi uomini che sono degli squadristi fascisti dotati di divisa, questa è la verità. 

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mercoledì 27 marzo 2013

Siamo alle prese con varie epifanie del cattivo gusto: le parole pubbliche del cantante Battiato, assessore alla cultura in Sicilia, in merito a indefiniti parlamentari italiani, detti troie e consigliati di aprire un casino; e la manifestazione che alcuni poliziotti hanno fatto a Ferrara sotto l'ufficio dove lavora la madre del giovane Aldrovandi, morto anni or sono dopo atti di violenza effettuati su di lui da poliziotti poi condannati (tre) a sei mesi di prigione (il resto condonato).
Se, come si dice, in Italia vige la democrazia, anche il cattivo gusto e la violenza verbale (non solo le belle parole) possono avere le loro manifestazioni pubbliche. Un assessore regionale dovrebbe, di conseguenza, poter esprimere le sue brutali opinioni senza venir "licenziato in tronco", dopo essere stato stigmatizzato dal parlamento stesso (in testa le parlamentari, come se Battiato avesse inteso colpire con la sua metafora solo le donne); alcuni manifestanti dovrebbero poter esprimere la loro discutibilissima solidarietà fascistoide a colleghi incarcerati senza essere redarguiti dal sindaco della città sede della manifestazione e poi dal ministro degli interni.
Naturalmente i media, almeno quelli di nostra conoscenza e frequentazione, hanno contribuito molto a evidenziare queste due manifestazioni di cattivo gusto, anzi: i media sono i maggiori responsabili di questo teatrino della banalità, dell'ipocrisia e del cattivo gusto.
Il silenzio, invece, potrebbe essere davvero uno strumento democratico: si dovrebbe quindi lasciare un poeta alla scontatezza delle sue metafore, da solo; stendere un velo di indifferenza su pochi signori viziati e cinici.

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