mercoledì 12 dicembre 2012

La chiusura dei distributori di benzina ed altre porcherie, impropriamente detta sciopero, è, come sempre, stata annunciata con larghissimo anticipo, in modo che gli utenti predisponessero, secondo i loro bisogni reali o nevrotici, il riempimento dei serbatoi delle loro auto od altri trabiccoli a motore. In questo modo i padroni dei distributori di benzina con ogni probabilità hanno venduto più carburante di quanto di solito ne vendono. Incassando più denaro.
Chi come noi ha la sfortuna di servirsi (tuttavia ben poco) di benzina da 49 anni, sa benissimo che il cosiddetto sciopero annunciato è un trucco per far comprare alla vecchina da "10 euro di verde" almeno il doppio, e così via in proporzione.
Già che ci siamo: è vero che su questa droga lo Stato lucra oscenamente e in modo insieme comico; è vero che gli industriali del petrolio fanno salire i prezzi con una velocità imparagonabile con quella delle rare discese del prezzo; tuttavia i padroni dei distributori di benzina, come de resto tutti i commercianti, non sono mai toccati dall'idea che tenendo a bada i prezzi che loro fanno "alla pompa" venderebbero più carburante, ed invece alcuni si approfittano perfino della posizione che hanno sul territorio per fare prezzi ancora più alti. L'estate scorsa qui sotto, in città, abbiamo visto uno di questi pusher inalberare il prezzo di 2 euro per un litro di "verde".
E allora: al diavolo!

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venerdì 10 agosto 2012

Che noia!

Con l'avvicinarsi della settimana più movimentata dell'anno, quella di Ferragosto, il prezzo dei carburanti sale, non è una novità. Bisogna ricordare tuttavia che l'avidità dei petrolieri non basta a spiegare il fenomeno, perché su ogni litro di benzina grava circa un euro di tasse varie. Tutti coloro che non possono "scaricare" le spese per il carburante di fatto sono esposti ad una piccola "patrimoniale" progressiva. Se usano un'utilitaria pagano un euro ogni 15 chilometri fatti, poniamo, se usano un'auto di qualche pregio o prestigio pagano fino al doppio o magari al triplo.
Il fatto è che coloro che sono in grado di "scaricare" le spese per il carburante spesso sono gli stessi che hanno la possibilità di incrementare i loro introiti, ritoccando il prezzo della merce che producono o vendono. Così l'aumento del prezzo dei carburanti provoca l'aumento di tutti i prezzi, da quello delle prestazioni dello specialista a quello del macellaio, a quello del venditore di scarpe. Pagano i lavoratori dipendenti, che certo non sono tutti uguali, ma hanno in comune il peso di subire l'aumento dei prezzi senza poter farci niente. Almeno: se non hanno un secondo lavoro, ovviamente in nero.

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