giovedì 21 maggio 2015

Foto, video, testimonianza, delazione

Il Corriere ha pubblicato in questi giorni una (ben fatta) fotografia che mostra un giovane intento plasticamente a bastonare un poliziotto posizionato a terra. Si tratterebbe d'una immagine colta durante gli scontri avvenuti a Milano il giorno dell'apertura dell'esposizione "universale". La polizia sostiene di aver individuato il giovane bastonatore, e lo ha arrestato nonostante che lui non presentasse più, al momento dell'arresto, un certo dettaglio fisico - invece presente nella foto. Guai seri lo aspettano, infatti i poliziotti hanno il permesso di bastonare i manifestanti, ma i manifestanti non devono bastonare i poliziotti, che rappresentano lo Stato, come sappiamo monopolista della forza e della violenza. Ora noi domandiamo: la persona che ha scattato la foto di cui sopra  per motivi professionali - non per altro, forse - è o non è da considerarsi, indirettamente, una "spia", un "delatore"? Lo è anche il Corriere?
Su questo interrogativo un altro, uscito beffardo dalla nostra riflessione, si è appoggiato: i video - non di rado realizzati da casuali utenti dei popolarissimi strumenti fotografici "digitali" - che, riprodotti dai media, mostrano agenti di polizia intenti a picchiare in modo vario ed esagerato persone da loro arrestate - non sono anch'essi materiale indirettamente "spionistico", "delatorio"?
A parte il fatto che un video è ben diverso da una foto, a parte il fatto che in questione è anche il concetto di testimonianza, diremmo che vi sono "delatori" professionali e "delatori" non professionali, così come vi sono fotografi dilettanti e fotografi professionisti. L'uso dei loro documenti "testimoniali" è da valutare come "buono" o come "non buono" a seconda del punto di vista che si ha o si assume in merito allo Stato ed al suo monopolio della forza e della violenza.

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giovedì 27 agosto 2009

Una foto rubata.

La Repubblica di ieri mostrava una foto presa chissà come e da chi di una persona seduta "in attesa dell'autobus", corredo a un articolo sull'acquisita libertà di tale persona, carcerata per venti anni secondo la legge in quanto condannata per un delitto commesso negli anni settanta. Pena scontata, secondo la legge, persona cambiata e oggi irriconoscibile: la foto aggiorna all'odio le fattezze del "mostro", la foto è rubata, incita al peggio.

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martedì 11 novembre 2008

Entrare per protesta nella Rai: "partecipazione" da ampliare.

Lunedì della scorsa settimana parecchie persone politicamente definibili come fasciste sono entrate di sera tardi in una sede della Rai, a Roma, come reazione a un programma che era scivolato, a quanto pare, dal giornalismo alla delazione, vizio micidiale scambiato per dovere professionale dai leccatori di regime. Bisognerebbe fare spesso "irruzione", magari senza violenza, nelle sedi della Rai, ovunque, quando si è contro le orribilità che la Rai stessa scarica sui cittadini, è una buona idea. Mi pare che questi giovani fascisti di Roma non abbiano picchiato nessuno, quindi perché scandalizzarsi? Cos'è la Rai, un tempio inviolabile?

Oggetto della trasmissione antipatizzata dai fascisti romani erano le mazzate che gli studenti di destra e gli studenti di sinistra si erano scambiate in piazza Navona giorni prima. Sai che novità! E' dai primi anni Venti che fascisti e antifascisti se le danno. Però negli anni Venti non c'era la tv a far la spia.

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