mercoledì 14 ottobre 2015

Confessione

Ieri il Corriere aveva la prima pagina occupata da una foto di infermieri all'opera con feriti o defunti, scattata probabilmente a Gerusalemme. Sotto la foto il titolo "Intifada, uccisi tre israeliani Netanyahu: sarà reazione dura". Sotto tale titolo un altro titolo, "Il male negazionista". Il primo rimandava alle pag. 16 e 17, il secondo a pag.30. Questo secondo articolo trattava della prospettiva di un divieto per legge dell'espressione di opinioni negatrici della realtà delle uccisioni di massa di ebrei durante la seconda guerra mondiale. Come si vede la connessione tra i due articoli, congiunti a cura della redazione del Corriere, è debole di fatto. Ragione per cui noi la definiamo tendenziosa. Tale tendenziosità ha tuttavia il pregio di confessare che la difesa della memoria inerente la realtà delle uccisioni di massa di ebrei ha a che vedere con la difesa delle "ragioni" di gente come Netanyahu e comunque con la difesa della "legittimità" dello Stato di Israele e della sua politica.
Va da sé che il divieto di esprimere opinioni contro la realtà delle uccisioni di massa di ebrei durante la seconda guerra mondiale è una porcata - essa sì negazionistica.

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domenica 17 ottobre 2010

Durante la scorsa settimana i media hanno riportato una richiesta avanzata per lettera aperta da un certo Pacifici, esponente della "comunità ebraica" di Roma, circa il cosiddetto negazionismo. Come si sa, diversi studiosi (e molti polemisti al loro rimorchio) mettono in dubbio certi aspetti delle stragi compiute ai danni degli ebrei in Europa negli anni della seconda guerra mondiale, e la quantità di persone rimaste uccise, oppure morte a causa della durezza dei campi di concentramento. Faurisson e Irving, ed altri che non ricordiamo. Il suddetto Pacifici ha rilanciato la richiesta che sia vietato per legge mettere in discussione il come e il quanto della strage, operazione che viene definita "negazionismo". Irving, a quanto ricordiamo, ha dovuto passare non pochi mesi in prigione a causa dell'espressione pubblica delle sue idee. Un docente dell'università di Teramo, se non ci sbagliamo, ha di recente rilanciato idee revisionistiche in merito alle stragi di ebrei commesse durante la seconda guerra mondiale. Idee del genere, sperabilmente fondate su dati, possono essere ignorate o respinte, confrontate con altri dati e confutate, è ovvio, ma non devono essere proibite. Non siamo (ancora) in piena dittatura, o no?

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