martedì 21 gennaio 2014

Manager

Ci è capitato tra le mani l'ultimo numero dell'Espresso, che abbiamo sfogliato non senza scorrere con gli occhi qualche riga, ed abbiamo trovato la foto del noto manager di Stamina, Vannoni, foto riconosciuta per averla noi già vista su altri media. Il Vannoni è un professore associato dell'università di Udine, la sua specialità è la comunicazione, è logicamente laureato in una disciplina avente a che fare con la comunicazione, e non "in lettere", come ignorantescamente gli rinfacciano alcuni scientisti e giovani senatori a vita laureati in medicina o in biologia. Ha pubblicato dei libri, ha vinto un concorso. Insomma, non è mica il Mago di Quaracchi! Comunque: anche se fosse "laureato in lettere", il Vannoni - magari antiche, con una tesi su "Aristofane e i cretini", farebbe lo stesso. Il mondo è pieno di manager che dirigono aziende appunto perché sono in grado di guidare la gente, a dispetto della eventuale non specializzazione nel prodotto dell'azienda. Prendete i ministri: si tratta di politici che dirigono ministeri della cui materia essi non hanno magari competenza. Si tratta di guidare, non di produrre o di fare ricerche in merito alla produzione. Il Vannoni sta sullo stomaco agli scientisti ed ai loro reggicoda per motivi specifici su cui noi non diciamo nè sì né no né ni, infatti non ne sappiamo abbastanza, di biologia, neppure  per essere accusati di incompetenza; il Vannoni tuttavia sta sullo stomaco agli scientisti e ai loro reggicoda perchè ha avuto successo e  pare che possieda una bella auto sportiva di quelle che logicamente costano diversi soldi, come molti manager di successo. E' il capitalismo, signori! 
Gliela rinfacciano, la Porsche, pure sull'Espresso. Vannoni, lui dovrebbe andare in autobus, tipo Teresa di Calcutta, scalzo a baciare i suoi lebbrosi. E magari dovrebbe tagliarsi i capelli, già che ci siamo. 
Vannoni è un prodotto del nostro tempo, tutto qui. 
Ammettiamo che i farmaci prodotti dalla Stamina siano dei placebo e nient'altro. Va bene, se poi nella realtà biologica non fanno in fico secco non sarà la prima volta che la medicina prende un granchio e ci fa sopra i soldi, no?

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domenica 22 dicembre 2013

Rosari

Sui media che teniamo d'occhio si critica con una certa forza la minoranza interessata per motivi di stretta necessità ad un certo metodo di cura che si chiama Stamina. Noi non sappiamo di biologia né di medicina, ma ci piace pensare ai problemi di ciò che si chiama scienza, una parola che con l'aiuto del latino, da cui deriva, significa sapere. Si critica da parte dei media anche la minoranza di credenti nella non innocenza delle scie biancastre che talvolta adornano il cielo. Noi non sappiamo di fisica né di aeronautica, come non sappiamo di biologia né di medicina. Siamo modesti cultori dei diritti e rovesci del sapere, e ci pare che gli scientisti ufficiali ed i lori reggicoda mediatici si agitino un po' troppo contro le due accennate minoranze di credenti.
Un argomento degli scientisti è: non ci sono prove che il metodo Stamina funzioni, né che le scie celesti siano segni di deliberato avvelenamento. Ma la eventuale mancanza di prove non chiude le questioni: le situa in un ambito, quello della scienza, e lì vorrebbe ingabbiarle. Invece il sapere, quando è vivo,  si nutre anche di fede, o di scetticismo, o di possibilismo.
I credenti nella velenosità delle scie non sono più colpevoli di chi crede in un qualche dio, o nel diavolo, ed i credenti nel metodo Stamina non sono più colpevoli di chi distribuisce in San Pietro scatolette contenenti quelle catenelle dette rosari.

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