venerdì 27 gennaio 2017

Correa & Trump

Ai tempi della propaganda elettorale Trump aveva prospettato la costruzione di una barriera anti immigrazione clandestina lungo il confine (pare che si tratti di 3.400 chilometri) tra Usa e Messico, i cui costi enormi sarebbero stati a carico del governo messicano. Il presidente di quel Paese aveva risposto che non avrebbe pagato. Ora Trump ha dato il via alla costruzione della barriera, alta e metallica, poi vedremo se sarà completata; quanto ai costi, come noi avevamo previsto e scritto qui, saranno pagati dal Messico in termini di un aumento, a quanto sembra del 20%, delle tasse sui prodotti messicani esportati in Usa, ha promesso Trump in questi giorni. In effetti noi avevamo dubitato non solo riguardo alla fondatezza del rifiuto del governo messicano di sostenere i costi, ma anche riguardo alla fondatezza della costruzione della barriera. Sul primo dubbio avevamo visto giusto, sul secondo forse no, chissà.
La costruzione di muri o barriere divisorie ci richiama in ordine confuso il Vallo di Adriano, realizzato, contro gli irriducibili oppositori del nord, dai prepotenti romani - in Gran Bretagna, che ai tempi non si chiamava così; la Muraglia cinese, su cui Kafka scrisse un testo splendido e inarrivabile, costruita a cura dell'impero contro i pericolosi mongoli (anche sui mongoli Kafka ha scritto un breve testo, eccellente, intitolato "Una vecchia pagina", dove segnala narrativamente l'attrito tra i costumi dei mongoli e quelli dei cinesi; non abbiamo capito però se il testo rappresenta criticamente la eterofobia oppure è eterofobico); ci viene in mente il famosissimo Muro di Berlino, che ebbe la caratteristica di rinchiudere i tedeschi dell'est della città, come fossero ragazzini durante l'orario scolastico, per impedir loro il transito nelle zone occidentalmente organizzate di Berlino ("Berlino è un poco triste e molto grande, ma adesso mi son rotto, torno a casa e mi rimetterò in mutande", cantava Lucio Dalla); ci viene in mente anche il Muro di cemento, altissimo, che il governo ebraico sta costruendo o ha costruito allo scopo di impedire visite palestinesi, considerate pericolose, rendendo ai palestinesi la vita ancora più difficile di quanto non lo fosse già. Di recente in Europa abbiamo visto barriere in fase di costruzione, che hanno o avevano lo scopo di fermare i migranti provenienti dall'Asia. 
Del resto i muri o le barriere sono qualcosa di cui ognuno ha esperienza, negativa o positiva che sia, ci riferiamo a muri e barriere materiali, non metaforiche, altrimenti non la finiremmo più. 

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martedì 25 agosto 2015

Muri e mari

Gli sbarramenti o "muri" che non pochi Paesi realizzano da tempo immemorabile (si pensi al Vallo di Adriano, in "Britannia", o alla Muraglia cinese) allo scopo di proteggersi da invasioni o "evasioni" (vedi il celeberrimo Muro di Berlino) sono poco simpatici, sì, ma c'è di peggio, per esempio la guerra. 
Per dire.
Venendo all'odierno "muro" ungherese, o allo sbarramento militare macedone (di breve durata) contro profughi e migranti, strumenti che esprimono un diritto statuale innegabile, c'incuriosisce il fatto che quei Paesi non facilitino invece il transito di chi certo non vuole stabilircisi - i migranti e profughi ambiscono infatti a luoghi "ricchi" come la Germania o la Scandinavia. 
Orbene: si tratta, con questi sbarramenti e "muri", di una reazione difensiva quasi automatica contro l'estraneo? Di un rifiuto "mascolino" della passività (direbbe Freud)? Oppure Macedonia, Serbia, Ungheria agiscono "per conto terzi", dove per terzi si intende la Germania e la Scandinavia?
Naturalmente c'è dell'altro: forse Macedonia, Serbia e Ungheria non hanno l'organizzazione indispensabile per "registrare" i migranti e profughi, oppure non vogliono registrarli per non dover poi rischiare di"ospitarli". 
No, li forniscono di permessi temporanei allo scopo di farli transitare altrove.
Complicato, vero?
E l'Italia? Non ha bisogno di "muri", è il Mediterraneo che si incarica di "fermare" profughi e migranti facendone strage, parziale ma consistente. 
Ah, quant'è interessante questa faccenda! 
Per dirne ancora: non è, questo fenomeno migratorio, una sorta di autodeportazione di massa? Non sono, gli "schiavi", mercanti di se stessi?

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