domenica 22 settembre 2013

Nel buco del tav

Ieri la Stampa dava conto di un documento scritto da due reclusi per motivi politici - che si dichiarano brigatisti rossi - in merito al movimento di vivace e calorosa opposizione allo scavo del buco in val di Susa per il treno ad alta velocità tra Lione e Torino (eccetera, verso est, verso ovest). Strano, ma parte del documento era riprodotto, e sia pure in caratteri microscopici, cosicché abbiamo potuto leggerlo. Con grandissima fatica abbiamo riscontrato un ragionevole richiamo all'organizzazione, da parte dei due suddetti comunisti in galera, ai gruppi valsusini di tipo anarchico. Peccato che i due comunisti in questione appartengano ad una organizzazione (se pure esiste) colpevole storicamente di gravi errori, per cui forse siamo nei dintorni della proverbiale mangiatoia, dove il bue dà del cornuto all'asino.
Altro discorso si deve fare sul coro delle ruffianelle che si scandalizzano quando qualcuno, invece di ripetere le solite stupidaggini sui "messaggi deliranti" (sono quasi 40 anni) delle BR, li leggono e ci pensano sopra. Com'è giusto.
Altro discorso ancora si deve fare sul ministro degli affari interni berlusconiano, che manda "200 alpini" in Val di Susa a difendere il buco del tav dagli attacchi di chi proprio non lo vuole.
Nessuno lo vuole!

N.B. questo è il post n. 800 della serie "Minima. Catalogo dei rovesci umani".

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sabato 28 novembre 2009

Due notizie carine, per una volta!

Due notiziole mi scaldano, una viene dalla Germania e riguarda la funzionaria di banca che spostava temporaneamente soldi dal conto dei ricchi su quello dei poveri, cioè coloro che si trovavano in difficoltà magari con il mutuo, molto brava e coraggiosa, e giusta, d'accordo: così il mondo non si muta, ma vabbè, è un'idea che qualche governo potrebbe adottare. Blocco temporaneo dei conti grassi e temporaneo dislocarsi di soldi sui conti magri. Dite che i correntisti scapperebbero via? Banche in ginocchio? Noooooooooo, dovrebbe essere tutto fatto in segreto, appunto: segreto bancario, ma a favore stavolta dei clienti di poco conto.

L'altra viene da Genova, dove un tizio, collaboratore de Il Giornale, si è scritto una lettera di minacce firmata Brigate Rosse, a quanto pare per dare risalto a certi suoi scavi (scoops) locali in fatto di malaffare. Avrebbe usato però un linguaggio che i poliziotti hanno ritenuto estraneo al lessico delle BR. Lo hanno scoperto subito. Che bello!
Qualcuno legge i testi delle BR, dunque, d'accordo, si tratta della pula, ma è già qualcosa. Peccato che al pubblico quasi mai, invece, tali testi arrivino, dai media.

Chi sa dirmi perché?

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