giovedì 15 ottobre 2015

Pago in contanti, capo?

Il cafoncello che Napolitano installò al governo tempo fa ha annunciato, tra le sue "innovazioni", quella di abolire il tetto dei mille euro per le transazioni in contanti, portandolo a tremila euro. Vedremo se all'annuncio seguirà qualcosa di meno scivoloso delle cosiddette slides. In futuro l'evasione fiscale si allargherebbe anche nell'ambito dell'acquisto di merci, dove è già presente, mentre è già spaventosa nell'ambito dei pagamenti delle prestazioni d'opera. Ieri abbiamo visto in tv un tipo, la cui stronzaggine è talmente colossale che quasi ci fa simpatia, parlare, a proposito dell'abolizione del tetto di mille euro, di "libertà" del cittadino di "pagare come vuole", compito dello Stato rimanendo quello di colpire l'evasione fiscale. Lasciamo però da parte questo Buster Keaton della stronzaggine e torniamo al cafoncello di Rignano. Noi abbiamo osservato le sue gesta dai tempi in cui egli tafanava la città di Firenze, che del resto se lo era voluto con il mezzo delle "primarie", e ci ricordiamo che una delle sue prime decisioni fu quella di abolire i cosiddetti guardiani della sosta, una sorta di vigili urbani disarmati che transitavano fuori dal centro della città e colpivano coloro che abusano dello spazio pubblico con le loro automobili. Adesso il cafoncello di Rignano* opera in grande stile allo scopo di "rilanciare l'economia", che tradotto significa avanti tutta, fate quel che volete, basta che circolino soldi, il resto non conta.

*Non è che a Firenze manchino le merde, tuttavia il cafoncello è nativo di Rignano, non di Firenze, come scrivono in tanti. Trattasi di paesello distante una trentina di chilometri dalla città. Neanche bruttaccio, tra l'altro.

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venerdì 26 luglio 2013

L'evasione fiscale, di cui in questi appunti in pubblico ci siamo preoccupati spesso, è un fenomeno che alimenta l'iniquità sociale: non la crea. Riguarda ogni settore ed ogni livello, dai più modesti ai più ricchi, dai più semplici ai più complicati.
L'iniquità sociale, cioè l'ingiusta distribuzione dei beni (e dei mali), è il primo obbiettivo da colpire, senza questa priorità la "lotta all'evasione fiscale" è uno slogan vuoto.
Dobbiamo decidere, siamo radicali o no? Se siamo radicali dobbiamo andare alla radice del male, quindi la "lotta all'evasione fiscale" ci fa ridere.
Pare che una figura di secondo piano del blando riformismo nostrano abbia ieri parlato di evasioni fiscali dettate dalla necessità. In astratto non ha torto, costui. In certi casi esse sono necessarie, sì, alla sopravvivenza.

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giovedì 20 maggio 2010

Da non credere.

Che il governo italiano di oggi metta in opera una certa quale lotta all'evasione fiscale, che è enorme, mostruosa e diffusissima tra tutti (anche tra i lavoratori dipendenti - pubblici e privati -con un secondo, o un terzo, lavoro in nero), è da non credere. Per una ragione molto semplice: la base elettorale della Biscia è costituita da evasori fiscali, grandi o piccoli, soprattutto piccoli: mi riferisco a quegli straccioni che si rifiutano di fare un lavoro se gli si prospetta la fatturazione, che rifiutano assegni, che esigono solo pagamenti in contanti. La lotta all'evasione fiscale, che è una fabbrica d'ingiustizia sociale e, non dimentichiamolo, una forma di concorrenza sleale, si realizza cointeressando i cittadini consumatori (cioè tutti) ad esigere fatturazioni non per un principio, ma per poter poi "scaricare" le loro spese, che ne so, da duecento euro in su....

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