lunedì 29 giugno 2015

Bruscolini

Bce Fmi e Ue intendono usare la Grecia, costi quel che costi, per "educare" ogni Paese che magari voglia (volesse) decidere ancora qualcosa autonomamente in fatto di lavoro, pensioni, servizi pubblici e simili cose. Ne colpiscono uno, di Paese, per educarne venti, o diciannove, quanti sono aggregati al carro. I pochi miliardi che servono in tempi brevi alla Grecia per non "fallire" sono bruscolini, in sé. Ma significano obbedienza o disobbedienza. 

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venerdì 30 gennaio 2015

Uscir dall'euro

Ci permettiamo di paragonare la situazione greca (e di altri Paesi, inclusa l'Italia) alla situazione in cui si trovarono negli anni quaranta del secolo scorso i Paesi alleati con la Germania nazista. Al posto della Germania nazista e della sua guerra (1939-1945) il nostro paragone si prende il lusso di mettere la UE e la sua moneta, l'euro. Italia (1940), Ungheria ed altri Paesi alleati seguirono la Germania nella sua guerra, commettendo un errore che per esempio la Spagna non commise (pur essendo un paese fascistoide). Tra l'altro, nel caso del nostro Paese, l'entrata in guerra fu un atto volontario, non richiesto cioè dalla Germania nazista, che di un alleato come l'Italia non aveva bisogno. 
Nel 1943 l'Italia firmò l'armistizio con gli anglo-americani ed uscì dall'alleanza con la Germania. Ne seguì un biennio circa di veleno micidiale. L'Italia uscì distrutta dalla guerra cui di fatto aveva partecipato prima con e poi contro la Germania nazista. 
L'Italia come la Grecia, come altri Paesi, non dovevano entrare nell'euro (e poi ad un prezzo altissimo, 1936,27 lire): fu un errore. Uscirne adesso sarebbe una tragedia, sia per la Grecia che per l'Italia.  

N.B. Si tratta di un paragone, non di un'equiparazione. Serve per ragionare.

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martedì 5 giugno 2012

Uno dei nostri pubblicisti preferiti ha rilasciato un suo parere sul successo in Grecia di una lista elettorale nazionalistica e xenofobica, oltre che ostile al sistema finanziario europeo.
Càpita, nelle elezioni, che abbia successo chi non ci piace, no?
Che vogliamo fare, li bombardiamo?
No, facciamo nuove elezioni, appunto.
Poiché pare che la suddetta lista non ami "gli ebrei", forse secondo lo stereotipo che li vuole numerosi tra banchieri e finanzieri, il pubblicista a noi caro lancia l'allarme contro l'antisemitismo che avanza, insieme all'intolleranza contro "lo straniero" e al nazionalismo, qua e là in Europa pullulanti.
L'articoletto è intitolato, redazionalmente, "Siamo tutti ebrei greci".
Andremo, con questo titolo, a proporre ad una qualche scuola ebraica di assumere qualche giovane laureato disoccupato: siamo tutti ebrei.
Andremo, con questo titolo, a proporre, ad una qualche casa editrice specializzata in autori ebraici, di pubblicare un nostro libro: siamo tutti ebrei.
E così via.

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