lunedì 6 luglio 2015

Al peggio c'è limite

Nell'ipotesi che la Grecia sia costretta a uscire dall'euro ed a stampare la sua moneta, dracma o altro, allo scopo di poter pagare pensioni e compagnia bella, la certo conseguente inflazione, a due se non a tre cifre, in altre parole l'aumento vertiginoso dei prezzi ritradotti (in modo arbitrario da chi li fa) in dracme, potrebbe trovare qualche freno od ostacolo: ispirato da un governo, com'è quello capeggiato da Alexis Tsipras, orientato al rispetto (se non altro) degli oppressi, che sono coloro che i prezzi li pagano senza potersi rifare. 
Ciò ci ricorda che quando (2002) da noi la lira fu tradotta in euro governava una banda di mostri, con la conseguenza che una merce da mille lire passò a costare un euro circa senza freni od ostacoli.

Etichette: , ,

giovedì 29 maggio 2008

Capitalismo più familismo uguale Italia.

Ieri ho sentito su radio tre rai un dibattito tra esperti sul grave calo di moneta spendibile da parte della maggior parte degli italiani, anche per merci inevitabili. Parlano dei bassi stipendi, di prezzi "tedeschi" e di salari "greci". Non menzionano la folle ascesa dei prezzi negli ultimi anni, da quando coloro che fanno i prezzi (e non solo li pagano) hanno approfittato dell'euro, "traducendo" un euro con mille lire e poco più. Gli stipendi italiani non sarebbero male, i prezzi invece sono infernali e sempre di più lo saranno, ora, con al potere la band di Berlusconi. Via libera alla ditta dura del mercato libero.
Abbiamo, in Italia, un capitalismo intrecciato con la mancanza di senso civico, di coesione sociale. Capitalismo più familismo sono l'amore del cosiddetto popolo della libertà.

Etichette:

martedì 6 maggio 2008

La BCE e l'inflazione.

La banca centrale europea teme l'inflazione e lavora a mantenere alto il cosiddetto costo del denaro, ben più alto di quanto non voglia la federal reserve americana. Io credo che la bce abbia ragione, che il nemico sia l'inflazione, cioè la tendenza dei prezzi di quasi tutte le merci ad aumentare. Da noi, coloro che affermano la necessità di far aumentare gli stipendi (togliendo tasse, per esempio, o senz'altro adeguandoli all'inflazione), hanno, nel secondo caso, torto, infatti l'aumento degli stipendi provoca inflazione, e siamo daccapo. No, sono i prezzi che devono essere abbassati e tenuti sotto controllo - mi riferisco a un cosiddetto paniere di merci inevitabili.

Etichette:

mercoledì 16 gennaio 2008

Tam tam inflattivo.

L'insistenza dei media sull'aumento dei prezzi non serve a denunciare il ladrocinio da parte di chi ha il potere di fare i prezzi (e non solo la pena di pagarli) contro chi tale potere non ha, ma serve a segnalare che l'aumento dei prezzi è tendenza, è un oggettivo invito a premere sull'inflazione - in base all'idea che c'è l'inflazione. L'inflazione pubblicizzata è un via libera all'inflazione. Un tam tam in uso tra i ladri. I media fanno da amlpificatori. L'effetto sull'aumento dei prezzi è analogo alla fretta di vendere azioni in ribasso, che provoca ulteriore ribasso, provocata dal tam tam borsistico. Roba da psicologia collettiva, non da "leggi" economiche.

Etichette:

giovedì 8 novembre 2007

Materie prime, seconde e terze.

L'aumento tendenziale dei prezzi in genere, che chiunque abbia una certa età vede con chiarezza e prospettiva, dipende dall'aumento dei prezzi di alcune materie prime essenziali, come il petrolio. Adesso si considera che grandi paesi come Cina e India abbiano molto più bisogno di petrolio rispetto a, poniamo, dieci anni orsono, e che l'accresciuta richiesta ("domanda") determini l'aumento del prezzo del petrolio, prossimo a cento dollari per "barile" (a proposito: quant'è un barile in chili o litri? Circa 150). Ma il prezzo del petrolio e dei prezzi connessi aumenta da decenni, quindi la spiegazione "cinese" e "indiana" regge fino a un certo punto. Il prezzo del petrolio aumenta per motivi affaristici, in realtà, e politici. Le grandi società del petrolio s'arricchiscono e i paesi produttori (giustamente) usano il petrolio come arma, guerre causate dal petrolio sono all'ordine del giorno, e lo saranno, come quelle per un'altra materia prima decisiva: l'acqua.

I prezzi aumentano perché si vuole che aumentino, da parte di chi ha il potere di "fare i prezzi" e/o specula, e per trasformare in merce da vendere e comprare ogni materia prima seconda o terza, inclusa la vita. Le cosiddette leggi del mercato sono assurde, a meno che non si accetti la dittatura del mercato cosiddetto libero. Non si potrebbe pensare che se cresce la "domanda" di una merce questa debba costare meno e non di più, e viceversa? Che se una merce viene venduta molto possa esserlo con lo "sconto"? Che se scarseggia dev'essere risparmiata e non invece trasformata in oro?

Petrolio significa "olio di pietra", non "oro" di pietra.

Etichette:

lunedì 29 ottobre 2007

Prezzi & Natura.

La stampa e la tv offrono le notizie di aumento dei prezzi, dal pane alla benzina, come se trattassero di eventi naturali. Piove, fa freddo, fa caldo, si gela, nebbia. E' un lavoro di condizionamento molto intenso per portare tutti a vedere le cosiddette leggi del mercato come se fossero leggi della natura.

Etichette: