lunedì 2 giugno 2014

Ordini

Uno dei due militari italiani che forzatamente soggiornano in una sede diplomatica del loro Paese, che è anche il nostro, sita in India, ha ieri preso la parola con energia rabbiosa. Lo capiamo: lui e il suo collega sono sottoposti ad un supplizio fatto di lungaggini ed incertezze. Speriamo che li condannino e li incarcerino, così sarebbe finito lo strazio. 
Interessante l'argomento usato dal suddetto: abbiamo obbedito agli ordini. Lo vanno dicendo anche i militari - vinti o vincitori - negli ultimi settanta anni: in effetti l'argomento obbedienza è assai usato. Anche da Priebke. 
Come la mettiamo?
(Nell'ipotesi che il cosiddetto marò abbia usato l'argomento in un altro senso, riferibile alla obbedienza dei due militari all'ordine del governo italiano di far ritorno in India dopo una "vacanza" natalizia concessa dagli indiani, avremmo invece una sorta di confessione, sfuggita, dell'intenzione di rifiutare il ritorno.)

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martedì 11 febbraio 2014

Terrorismo

Sui due militari italiani nei guai in India c'è da dire che l'accusa di terrorismo che hanno a carico non è strana, infatti esiste, fin dai tempi della seconda guerra mondiale, un terrorismo in divisa (Churchill parlò di bombardamenti terroristici da effettuare sulle città italiane e tedesche; gli americani distrussero con la bomba atomica due città allo scopo di annichilire il Giappone - e terrorizzare l'Unione Sovietica). Sparare a casaccio contro una barca, questo hanno fatto i due fucilieri italiani, è terrorismo. D'altra parte la prospettiva di punibilità dei due dimostra che l'Italia è un Paese che non conta molto: questo, se pensiamo all'impunità dei militari Usa all'estero, è piacevole.

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mercoledì 13 marzo 2013

Quando dopo le vacanze di fine anno i due sparatori di mare italiani accusati di aver ammazzato due pescatori indiani scambiati per pirati (...) tornarono in India, finita la licenza, noi ci stupimmo che il governo e la diplomazia italiani si fossero mossi tanto correttamente da stare ai patti, ed infatti, stavolta, i due sparatori di mare venuti in Italia per votare (...) non torneranno in India, così confermando al mondo intero che gli italiani sono gente su cui si può contare ad occhi chiusi: che tradiranno.

Da ieri 22 marzo, tuttavia, la notizia che i due imputati stanno facendo ritorno in India ci rallegra non poco, e siamo contenti di aver avuto torto, non importa il motivo del cambio di rotta del governo.

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lunedì 24 dicembre 2012

Tra le gesta del presidente Napolitano, pochi mesi e sarà consegnato a vita al suo seggio senatoriale, è da sottolineare che abbia ricevuto in pompa magna i due sparatori di marina, in affitto antipirateria su una nave privata, che hanno fatto fuori due pescatori hindu da loro scambiati per "pirati", che sono stati arrestati e verranno processati, se torneranno in India (Kerala), con l'accusa di omicidio volontario; finita la "licenza" che le autorità del Kerala  hanno loro stupidamente concesso.
Ricevere questi due sparatori pasticcioni in pompa magna, come se fossero qualcos'altro che due sparatori pasticcioni, tra le iniziative del presidente Napolitano noi speriamo che sia l'ultima -  di grave mancanza di riguardo per la decenza.

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venerdì 21 dicembre 2012

Graziato dal presidente Napolitano il giornalista condannato alla terribile pena (per diffamazione ai danni di un magistrato) degli arresti domiciliari, 14 mesi a casa della "fidanzata" (due ore al giorno di libera uscita e possibilità di ricevere parenti): praticamente Papillon all'Isola del Diavolo (v. Steve McQueen nel celebre film con Dustin Hoffman). Potrà tornare, questo giornalista, a dirigere di persona il suo celebre quotidiano in cambio del pagamento di una penale di 15 mila euro, poco più di mille euro per ogni mese di arresto da scontare. Il presidente Napolitano evidenzia, con questo provvedimento, qualcosa che gli zelatori della magistratura forse non vedono: che chi ha i soldi (chi appartiene alle classi provviste di denaro) è molto difficile che finisca, non si dice in galera, ma neppure agli arresti domiciliari. Chi ha i soldi non solo può ingaggiare gli avvocati più "bravi" e costosi allo scopo di imbrogliare le carte processuali nell'attesa delle prescrizioni piazzate da Berlusconi a mo' di salvagente personale (e di classe); può anche comprarsi la libertà, se condannato. Almeno fosse stata, la penale, di 150 mila euro! La giustizia è bendata, dicono, ciò che significa che è uguale per tutti, ma non è così. Nelle prigioni, che noi in genere non apprezziamo e che, tra l'altro, in Italia sono invivibili, ma che dovrebbero essere "aperte" a tutti, finiscono quasi sempre soltanto coloro che appartengono alle classi sociali più sprovviste di denaro.

A proposito di giustizia: i due famosi sparatori italiani di marina trattenuti in India in un residence (v.sopra) con l'accusa di aver ucciso (in "acque internazionali" secondo l'Italia, in "acque indiane" secondo i giudici indiani) due pescatori del Kerala scambiati per "pirati" (indiscutibilmente defunti), mandati dalle autorità indiane (non si sa se ingenue o ipocrite)  in "licenza" in Italia per il santo Natale, leggiamo stamani, potrebbero essere candidati alle prossime elezioni da un certo avvocato fascistoide, recente fondatore di un cosiddetto partito, "Fratelli d'Italia", ciò che, a quanto pare, scioglierebbe i due sparatori di marina dall'obbligo "giurato" (dall'ambasciatore italiano in India) di far ritorno nel loro terribile residence. I due, affittati dallo Stato, anche questo è bene che si sappia, a compagnie private di navigazione, certo non sono facoltosi maneggioni come coloro cui si accennava qui sopra, sono invece divenuti due "icone" da usare nella campagna elettorale dalla destra nazionalista, imperialista e razzista. Il concetto vigoroso di "figura di merda" nazionale italiana, se le cose andranno così, incombe, è ovvio.

Dice una vocina: anche da sinistra si è, nel passato, fatto uso di quest'ultimo strumento pseudo politico: candidare qualcuno al parlamento per salvarlo dalla prigione ed insieme per raccattare voti dai tifosi di quel qualcuno.

Ogni parte ha le sue "icone" da spendere.

Come se ne esce?, domanda la vocina: non se ne esce, rispondiamo, scusandoci della lunghezza e della farraginosità. Non se ne esce.

Di galera sì, però.

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domenica 3 giugno 2012

Una cauzione di circa 29 mila euro è bastata a far uscire di prigione (ed entrare in albergo condizionatamente liberi)  i due italiani in divisa reclusi da tempo in India con l'accusa di aver ucciso due pescatori da loro scambiati per "pirati" durante il servizio prestato a bordo di una nave mercantile - genere di servizio non interamente militare né civile. Pagato dall'utenza come privato.
La modestia della cifra (altisonante in rupie, 2 milioni) segnala con forza il basso costo della vita in India - e delle vite indiane.

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