martedì 29 marzo 2016

Fabbrica d'ingiustizia

Sul quotidiano Repubblica, che oggi 29 marzo il caso ci ha messo sotto gli occhi, fa bella mostra di sé un articolo di Moisés Naìm, tradotto dall'inglese ed intitolato ai "costi del terrore". Questo luminare contabilizza i morti causati in anni più o meno recenti da attentati terroristici messi in atto da musulmani, tuttavia non prende in considerazione un fatto, il numero cioè di morti causati da azioni militari dei vari Paesi, tra i quali il suo diletto Israele, che non solo da decenni ammazza palestinesi di ogni età, ma ha ridotto alla miseria disperata i coatti di Gaza, a proposito di "costi", e nel 2006 distrusse interi quartieri di Beirut, a proposito di costi. Il luminare non considera poi che di attentati i suoi confratelli ebrei in Palestina, prima di cambiarle il nome ed anzi cancellarla dalla carta geografica, ne hanno realizzati a pacchi, è storia, non cronaca. Ed ignora, il luminare, l'ipotesi che la causa - almeno indiretta - della "guerra" oggi in corso in mezzo mondo sia proprio Israele, la sua esistenza, la sua influenza in quanto fabbrica di ingiustizia, sale sparso sulle piaghe che dilaniano da secoli e secoli, sì, il mondo musulmano, dividendolo tra sunniti e sciiti.

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domenica 3 gennaio 2016

Tra i due litiganti il terzo gode, ed il quarto anche

L'uccisione di un oppositore esponente della minoranza sciita in Arabia Saudita, effettuata come esecuzione di una condanna a morte, ha suscitato reazioni forti, ufficiali e non, in Iran, Paese a maggioranza sciita, e tra gli sciiti sparsi nel mondo, per esempio in Libano (Hezbollah). A proposito delle crudeli difficoltà di convivenza tra correnti religiose diverse, eppur facenti parte dello stesso ceppo: noi europei ci siamo religiosamente incarcerati, ammazzati, torturati, bruciati vivi per secoli, e dunque sappiamo di cosa si tratta. In merito alla corrente musulmana sciita rimandiamo i lettori interessati a certe pagine che l'ottimo Elias Canetti le dedicò nel suo libro Massa e potere (Masse und Macht), e ricordiamo che vi sono sottocorrenti delle due correnti. Non è facile capirci qualcosa, mai, nelle diatribe dottrinarie, anche quando sono politiche o d'altra natura. Invece è abbastanza facile considerare che l'Arabia Saudita è amica degli Stati Uniti e che l'Iran, il maggiore centro sciita, è sotto tiro non soltanto degli Usa, ma anche dell'Arabia Saudita, e naturalmente di Israele, un Paese cui non dispiace che i musulmani si ammazzino tra loro e che i loro Paesi si dissanguino in guerre e attentati. A proposito di guerre tra musulmani, ricordiamo quella spaventosa tra Iraq e Iran (1981-1988). E quella attuale, in corso in Siria. Senza dimenticare l'attività dell'Isis, organizzazione sunnita, sia in Africa settentrionale che nella stessa Siria, e in Iraq, dove gli sciiti, dopo la eliminazione da parte degli Usa di Saddam, hanno messo in minoranza i sunniti.

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venerdì 13 novembre 2015

Chi semina vento raccoglie tempesta

(14 xi 2015) L'attacco armato avvenuto ieri sera in diversi luoghi di Parigi ha provocato un altissimo numero di vittime e di feriti. Ne siamo turbati profondamente. Dal momento che tale attacco proviene con ogni probabilità da combattenti che fanno parte di una organizzazione dell'estremismo musulmano dobbiamo ritenere che sia in questione una ritorsione rispondente ai bombardamenti aerei che la Francia ha realizzato in Siria poco tempo fa provocando morte e distruzione. Il dolore e il turbamento non ci impediscono di affermare una volta di più che tutta la politica estera (militare e non) "occidentale" in "medio oriente" è sbagliata, ingiusta e rovinosa per tutti.  Chi semina vento raccoglie tempesta*. 
Ciò vale anche per l'intervento russo, cui con ogni probabilità è corrisposta l'esplosione sospetta di un aereo di linea russo in zona Sinai. 
Trattasi di guerra, certo discontinua, ma guerra. Per definizione crudele e distruttrice. 

* Fa parte della tempesta anche la guerra civile religiosa che i musulmani sunniti armati fanno con i musulmani sciti, che provoca tuttavia morti e distruzioni che a noi europei non fanno l'effetto della morte del nostro gatto di casa. 

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