giovedì 13 novembre 2014

Sciopero generale

Ieri Mario Draghi, presidente della BCE,  ha parlato in una sede universitaria romana ed ha precisato quanto segue, tra l'altro: che chi parla di perdita di sovranità deve sapere che tale sovranità con il debito pubbico che abbiamo in Italia è già perduta e semmai bisogna riconquistarla. Ha ragione, Draghi, il debito pubblico tanto è maggiore quanto di più rende uno Stato schiavo dei creditori - dei quali moltissima parte non sono riconducibili al Paese indebitato.

Tra i giovani che hanno accolto in modo critico e pugnace Draghi, testa pensante capitalistica, uno degli scampati alle cure della pula ha affermato, davanti all'intervistatore Rai, che quando avrà luogo lo sciopero generale indetto dalla CGIL (5 dicembre) il Jobs Act sarà forse già approvato. Il giovane voleva criticare l'intempestività dello sciopero, ma dimenticava insieme che uno sciopero generale ha valore di per sé e non è da sottomettere ad una meta precisa.

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lunedì 13 agosto 2012

Il debito pubblico italiano ammonta a poco meno di 1973 miliardi di euro, più della metà di questo capitale (circa il 60%) appartiene a investitori piccoli medi o grandi italiani, il resto a investitori (...) stranieri. Moltissimi di questi soldi "italiani" sono frutto di evasione fiscale, non solo di "risparmio". Invece che pagare le tasse, questi "risparmiatori"prestano denaro allo Stato, guadagnandoci ed anzi, come si vede in questi ultimi semestri, speculandoci su.
Più il debito pubblico di un Paese è alto, meno giustizia sociale c'è in quel Paese, e più quel Paese è in mano alla speculazione, interna e internazionale.

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venerdì 11 novembre 2011

Il debito pubblico (quello italiano ammonta a millenovecento miliardi di euro), è, come ricordo didatticamente a me stesso, l'ammontare del denaro che lo Stato si fa prestare (si è fatto prestare) da coloro (banche o privati) che dispongono di "risparmi" o meglio di capitali: allo scopo di far fronte alle spese (buone o cattive, giuste o sbagliate) che devono essere sostenute dallo Stato stesso. Questi prestiti, che hanno luogo non per spirito di solidarietà sociale, ma perché rendono ai prestatori, oggi, da circa il 2% (in Germania) fino al 7% (in Italia), sono investimenti o almeno operazioni tendenti a conservare il capitale di chi teme che esso sia diminuito dall'inflazione. Lo Stato in definitiva, meno è capace di far fronte alle sue spese per mezzo della leva fiscale (tasse), e più si fa prestare soldi da banche e privati. Intere fette di cittadinanza italiana, nei decenni, invece di pagare le tasse hanno prestato i soldi allo Stato, guadagnandoci sopra.
Un grosso debito pubblico segnala non tanto uno Stato sprecone, quanto uno Stato debole con i ricchi, quindi ingiusto. Da questo punto di vista l'Italia è uno dei Paesi più ingiusti del pianeta, gli Usa stanno in testa a tale classifica.

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