sabato 22 novembre 2014

Politicità dello sciopero

Le grida di Renzi contro gli scioperi, come lui afferma, "politici", lo collocano con assoluta evidenza in quel quadro di miseria intellettuale e appunto politica che noi abbiamo imparato a conoscere da cinque decenni, da quando ragazzi scorrevamo il giornale reazionario di Firenze, La Nazione, o quando, per anni, le nostre giovanili orecchie dovettero udire le merdate antisindacali ed "antipartitiche" che spesso i mentecatti e i malafede lasciavano uscire dalle loro bocche.
Uno sciopero fa sempre politica, tutto ciò che esula dall'individuale privato è politico, uno sciopero generale fa due volte politica, uno sciopero sociale, cioè fatto anche da chi non lavora, è una forma, come e più delle altre, di protesta contro lo stato di cose presenti (o stato presente di cose).
Renzi è un povero individuo ignorante o in mala fede che assomiglia a Berlusconi, anzi: è un Berlusconi - senza averne i miliardi né la paraculaggine.

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giovedì 13 novembre 2014

Sciopero generale

Ieri Mario Draghi, presidente della BCE,  ha parlato in una sede universitaria romana ed ha precisato quanto segue, tra l'altro: che chi parla di perdita di sovranità deve sapere che tale sovranità con il debito pubbico che abbiamo in Italia è già perduta e semmai bisogna riconquistarla. Ha ragione, Draghi, il debito pubblico tanto è maggiore quanto di più rende uno Stato schiavo dei creditori - dei quali moltissima parte non sono riconducibili al Paese indebitato.

Tra i giovani che hanno accolto in modo critico e pugnace Draghi, testa pensante capitalistica, uno degli scampati alle cure della pula ha affermato, davanti all'intervistatore Rai, che quando avrà luogo lo sciopero generale indetto dalla CGIL (5 dicembre) il Jobs Act sarà forse già approvato. Il giovane voleva criticare l'intempestività dello sciopero, ma dimenticava insieme che uno sciopero generale ha valore di per sé e non è da sottomettere ad una meta precisa.

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giovedì 30 ottobre 2014

Sciopero generale

La reazione - travestita da modernità - tra le altre sciocchezze afferma che i sindacati difendono solo i "garantiti" e i pensionati, che i precari non "garantiti" sono dimenticati. Chi sostiene queste sciocchezze scambia i sindacati per partiti, e dimentica che ai sindacati ci si iscrive. Vivaddìo! Si paga una quota, non si piscia un voto "primario" o secondario. Se i precari - chiamiamoli così - non s'iscrivono ai sindacati, per qualunque motivo buono o non buono, non avranno i loro rappresentanti nei sindacati e così via. Quanto a definire "garantiti" e peggio (genere "in posizioni di rendita") i lavoratori che hanno ancora un impiego, siamo al manicomio. Uno che crede di essere Napoleone dirige il tutto, in camicia bianca.
I sindacati, Cgil in testa, non fanno troppo, non sono troppo presenti, come vogliono i padroni e i loro utili scemi: fanno troppo poco.

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