venerdì 19 febbraio 2016

Invasione

L'Austria ha stabilito un massimo di accessi di migranti, al giorno, nel suo territorio: ottanta. Fanno all'incirca due mila quattrocento al mese, venti nove mila circa all'anno. Probabile che questo Paese, ricco di storia e tuttavia piccolo di territorio, si accontenti anche di meno numerosi accessi di migranti. A parte questo, l'Austria ha pieno diritto di stabilire tetti, cantine e terrazzi. 

(17 marzo) Paesi che certo non sono "ambiti" dai profughi e migranti comunque affamati insistono a bloccarli, filtrarli, quando sarebbe più logico che aprissero loro dei percorsi verso le mete nordiche. Da semplici ma sospettosi osservatori dei media quali siamo, abbiamo in merito al fenomeno delle ipotesi da fare. Prendiamo la Macedonia: o tale Paese riceve sostegni occulti dai ricchi del nord affinché rallenti il fiume degli affamati; o teme che le sue frontiere settentrionali, a causa del probabile blocco del Paese confinante, si ingorghino; o semplicemente esercita i suoi diritti di Stato sovrano che, piaccia o dispiaccia, può non voler subire un'invasione, per quanto transitoria. E che transitoria non sembra.

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martedì 14 luglio 2015

Chi comanda

L'Iran, strozzato dalle sanzioni, ha accettato di rinunciare per anni a perfezionare il suo armamento atomico, cui ha diritto dal momento che molti altri Paesi a lui vicini e da lui lontani lo hanno - apertamente o di nascosto. Ha accettato di rinunciare alla sua indipendenza, infatti subirà controlli stranieri in merito al suo sviluppo atomico. Le proteste israeliane sono teatro, in realtà agli usurpatori della Palestina va di lusso: loro l'atomica la hanno. 
La Grecia ha ceduto ai ricatti della cosiddetta Troika, e, salvo imprevisti, dovrà rinunciare alla sua indipendenza in fatto di programmi sociali ed economici, e continuerà a sedere a tavola insieme ai grandi e ai piccoli Stati dell'Unione europea, magari in un angolino, quello dei cattivi.
I due casi, l'iraniano e il greco, indicano chi comanda.

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giovedì 13 novembre 2014

Sciopero generale

Ieri Mario Draghi, presidente della BCE,  ha parlato in una sede universitaria romana ed ha precisato quanto segue, tra l'altro: che chi parla di perdita di sovranità deve sapere che tale sovranità con il debito pubbico che abbiamo in Italia è già perduta e semmai bisogna riconquistarla. Ha ragione, Draghi, il debito pubblico tanto è maggiore quanto di più rende uno Stato schiavo dei creditori - dei quali moltissima parte non sono riconducibili al Paese indebitato.

Tra i giovani che hanno accolto in modo critico e pugnace Draghi, testa pensante capitalistica, uno degli scampati alle cure della pula ha affermato, davanti all'intervistatore Rai, che quando avrà luogo lo sciopero generale indetto dalla CGIL (5 dicembre) il Jobs Act sarà forse già approvato. Il giovane voleva criticare l'intempestività dello sciopero, ma dimenticava insieme che uno sciopero generale ha valore di per sé e non è da sottomettere ad una meta precisa.

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