venerdì 30 novembre 2012

Prima dell'incontro di calcio tra Juve e Napoli un certo intervistatore della Rai di Torino, tempo fa,  ha detto, prima di mettere il microfono davanti alla bocca di un sostenitore della Juve, qualcosa di offensivo sui tifosi napoletani che, a quanto pare, potrebbe costargli il posto di lavoro, leggiamo su Repubblica.
Costui ha peccato di volgarità, banalità e conformismo: potrebbe essere trasferito magari alla sede di Napoli della Rai, ma non dovrebbere perdere il posto di lavoro.
Cogliamo da quanto precede l'occasione per toccare la questione delle responsabilità penali dei giornalisti, divenuta famosa a causa del rischio che il direttore di un giornale italiano correva, di andare in prigione a causa di un articolo diffamatorio pubblicato sul suo giornale*.
Un conto è diffamare un'entità alquanto nebulosa come "i tifosi napoletani", diverso è diffamare una singola persona con preciso nome e cognome. Non si vede perché i giornalisti dovrebbero avere il salvacondotto della diffamazione in nome della cosiddetta libertà d'espressione e di stampa.
Un'opinione volgare, banale, conformistica come quella dell'intervistatore Rai rientra nella libertà
d'espressione, o di cazzata, se vogliamo; la diffamazione mirata, no.

*E' stato messo agli arresti domiciliari a casa della fidanzata, potrà telefonare, ricevere parenti, uscire due ore al giorno. Praticamente è la Caienna.

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giovedì 27 settembre 2012

La losca combriccola del giornalismo italiano, in coro, depreca una condanna definitiva a 14 mesi di reclusione a carico del direttore di un giornale che ha pubblicato un articolo diffamatorio contro un magistrato. Non crediamo che il tizio farà un solo giorno di prigione, non ci piacciono le prigioni, ma i cittadini condannati in via definitiva finiscono in carcere, e non si vede perché un giornalista debba cavarsela in nome della libertà di espressione e di stampa, stampa che non è affatto libera, tra l'altro, ma asservita agli interessi economici e politici dei capitalisti. Non si vede perché sia lecito ad un giornale, con la sua potenza più o meno schiacciante, sputtanare un cittadino e non pagare il danno provocato a quel cittadino per mezzo di uno o più articoli persecutori e, diciamolo, disgustosi.

E' poi venuto fuori il vero autore dell'articolo diffamatorio, un tale che adesso siede in parlamento, dunque piuttosto al sicuro dal pagare dazio. Costui ha aspettato parecchio per dichiararsi responsabile, non c'è che dire. Aveva firmato l'articolo con uno pseudonimo ("Dreyfus") perché radiato dall'ordine professionale come giornalista spione.

Ma sappiamo che tra spie e giornalisti spesso il confine è debole.

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mercoledì 2 settembre 2009

La merdosissima minestra del sistema.

Colui che la deriva tragicomica del nostro paese ha posto in carica come presidente del consiglio, dopo la Repubblica cita per diffamazione anche l'Unità (per due milioni di euro).
Io credo che un cittadino qualsiasi che si consideri diffamato dalla stampa abbia diritto di chiedere un risarcimento, ma sono convinto che il de quo non sia un cittadino qualsiasi, infatti sfortunatamente è il capo del governo, per dir così, ed è ovvio che sia oggetto di attacchi da parte della stampa di opposizione, attacchi che hanno senso politico anche quando appaiono inerenti alla cosiddetta vita privata del de quo, il quale del resto ha sempre proposto di sé un'immagine a tutto tondo, ed ha significativamente trasformato le sue residenze private in luoghi di decisioni governative. Senza contare che il de quo possiede millanta strumenti mediatici tramite i quali può bombardare con le sue narrazioni i miei connazionali.

Quanto alla raccolta di firme contro l'attacco del de quo alla libertà di stampa, io non credo che in Italia ci sia libertà di stampa, quindi non mescolo la mia alle illustri o sconosciute firme. Detesto la Repubblica, che in questi mesi sfoglio soltanto perché ha il pregio di saper trattare il de quo come merita, ignoro l'Unità, dimentico il Manifesto anticomunista. Tutti sono fogli asserviti al capitalismo e all'imperialismo, e su di essi scrive solo chi accetta la merdosissima minestra del sistema.

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