giovedì 16 ottobre 2014

Alla pala!

Prodotto certo mediatico, telegiornalistico e simili, quindi da soppesare, l'atteggiamento delle persone colte all'opera di ripulitura delle cose loro dall'acqua sporca non ci piace né ci convince (danni a parte, apparentemente indiscutibili ai pianterreni e nei sottosuoli): se costoro, specie i negozianti, si aspettano tanto dallo Stato nelle sue varie forme, nazionali e locali, se gli attribuiscono tanta potenza e conseguentemente (visti i "ritardi") impotenza, perché non lo sostengono, lo Stato, intanto pagando le imposte sul reddito delle persone fisiche e delle persone giuridiche? Che in massa eludono.
Senza contare che il cosiddetto territorio cementificato, fenomeno che contribuisce agli effetti più o meno disastrosi delle alluvioni, è spesso opera di iniziative private, di costruzioni fatte alla spera in dio. Magari in nobili città che sfidano da secoli la "natura"...
E veniamo ai giovani che danno una mano: va bene, benone, almeno fanno qualcosa di utile e finalmente toccano con le mani qualcosa di serio: la pala.

Etichette: , ,

mercoledì 30 maggio 2012

Il capo del governo italiano, nel suo stile pensato ma talvolta poco scorrevole, s'incarta affermando, a proposito della sciagura sismica in Emilia, che lo Stato deve considerare che i cittadini si aspettano dallo Stato di essere aiutati.
Trattasi di intuizione pressoché "geniale"?
 No, il capo del governo è una persona molto acuta, quindi non siamo davanti ad una ovvietà.
 Il capo del governo ha una concezione diminutiva dello Stato, nel segno del "liberalismo", della "libera iniziativa", ecco di cosa si tratta: quindi la sua curiosa affermazione costituisce una momentanea fuoriuscita dall'ideologia non statalista che lui si è concesso, in onore dei cittadini emiliani tormentati, sono ormai dieci giorni, da parte del suolo su cui poggiano piedi e vite e lavoro e tutto quanto.

Etichette: , ,

giovedì 16 febbraio 2012

Leggiamo che il Manifesto starebbe per chiudere - anche perché gli sono venuti a mancare i soldi erogati dallo Stato, e che una sottoscrizione in suo favore da un milione di euro è iniziata sulla base di un contributo minimo di mille euro.
Come dice il grande Lebowsky: dov'è un bancomat?

A proposito di giornali e loro chiusura, abbiamo appreso, durante un tg cui assistevamo (privi di ogni giustificazione, dunque imperdonabilmente), che il noto Celentano ha detto, dal palco del cosiddetto festival di San Remo, che due testate cattoliche dovrebbero essere chiuse perché non si occupano dei "progetti di Dio" (così il Celentano), ma di politica. Ha anche dato del "deficiente" a un giornalista del Corriere della sera, del quale noi non sappiamo il grado di acutezza mentale, come non sappiamo niente delle due testate cattoliche oggetto dei fulmini del Celentano.

Lo Stato, nella forma dei due ultimi governi (quello cosiddetto e l'attuale, serio) ha in realtà deciso di contribuire alla chiusura di parecchi giornali, togliendo loro i suoi finanziamenti. V'è qualcosa dunque che lega lo Stato al noto Celentano.

"Dovè un bancomat?".

Etichette: ,