domenica 2 aprile 2017

Venezuela

Sergio Romano (Corriere, 2 aprile) propone una sintesi latino-americana che mette sullo stesso piano l'esperienza di socialismo a Cuba e il Cile di Pinochet - e l'Argentina dei militari; per fermarsi un po' sul Venezuela. Questo paese ha subito, nei suoi programmi di riqualificazione della vita quotidiana dei non abbienti, un arresto dovuto alla caduta dei ricavi dalle esportazioni di petrolio; l'inflazione è mostruosa, pare, ma Romano finge di non sapere che questo effetto non conferma la teoria della dittatura socialista, tutt'altro. Maduro, gestore dell'eredita di Chavez, perde consensi, e il parlamento appartiene all'opposizione. Anche questo dettaglio falsifica la teoria che Romano sembra abbracciare, di una dittatura socialista. Negli ultimi giorni una sorta di colpo di Stato esautorante il parlamento ha attirato sul Venezuela l'attenzione dei media fautori della democrazia cosiddetta liberale. Che chiudono non uno, ma entrambi gli occhi quando un Paese latino-americano cede la sua sovranità ai dollari ed alla Cia.
Forse, Romano, è ora di andare in pensione in modo definitivo.

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domenica 6 dicembre 2015

Marion, Marion, Maduro

La vittoria del Front National alle elezioni amministrative in Francia (primo round) e la sconfitta elettorale del partito chavista in Venezuela, grave assai questa perché le elezioni erano politiche, sono due eventi lontani tra loro che stamani (7 xii) ci sono balzati agli occhi insieme. Il FN arriva a questa vittoria dopo decenni di presenza all'opposizione, il partito chavista (da Chavez) esce sconfitto dopo essere stato al governo per molti anni. 

"Grand Hotel, gente che va, gente che viene".

Gli esiti delle votazioni dipendono dal grado di abilità propagandistica dei partiti e dalle opinioni degli elettori, molti dei quali in genere non partecipano. Di fatto coloro che non partecipano, pur essendo tanti e diversi i motivi della loro astensione, non hanno torto.
Il Venezuela è un paese ricco di petrolio, ma il petrolio oggi come oggi rende molto meno di quanto rendesse anni fa, per cui le rogne venezuelane sono tornate a galla. E forse il successore di Chavez, Maduro, non ha le capacità di mobilitazione del popolo che aveva il pittoresco Chavez.
La Francia è un paese ricco di passato - in questa categoria (il passato) rientrano anche le organizzazioni politiche che una volta stavano dalla parte dei lavoratori dipendenti sfruttati e spremuti e invece oggi, come in Italia, non esistono più o stanno dalla parte delle banche, intanto che dissimulano l'alito pesante con belle parole.

(14 dicembre) Il FN ha perduto al secondo round, o ballottaggio, quindi la sua vittoria resta diremmo "politica", infatti è il primo partito, se non contiamo il partito dei non votanti. Molti francesi hanno accettato di votare magari per i candidati di Sarkozy, se "di sinistra", qualcuno per quelli di Hollande, se "di destra", pur di sconfiggere Marine e Marion, le due pericolose femmine (delle quali la più giovane ci suscita pensieri non solo politici).
Non ci si aspetti qui che un domani noi si voti l'idiota per timore di Salvini o di Grillo: niente da fare! Poca vela! 

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martedì 1 aprile 2014

La miseria dei ricchi

In tutto il mondo, più o meno, le cose vanno a catafascio, le masse languono, ma la situazione in Venezuela preoccupa in particolare il giornale imperialista di sinistra Repubblica (da qualche giorno per leggerne qualche riga serve la lente d'ingrandimento), dato che in quel Paese è in atto una sperimentazione di tipo socialisteggiante, che consiste nel sostegno delle suddette masse, pendenti sulla bocca della fame nera, in forza dei proventi del petrolio di cui c'è abbondanza - e che con Chavez è stato nazionalizzato. Il funzionario dell'imperialismo Mosè Naim, cosmopolita ed a quanto pare conoscitore del Venezuela, rilascia quindi al giornale che gli compete, la Repubblica, una intervista che descrive la miseria dei ricchi sotto il chavismo, menziona lo scontento "degli studenti", le solite cazzate, ma è costretto ad ammettere che i "poveri" sostengono Maduro (l'attuale presidente) perché il governo li aiuta a sopravvivere. Con i soldi che incassa vendendo petrolio, nazionalizzato e quindi tolto alle cosiddette sette sorelle, di cui siamo certi che il Mosè Naim mai e poi mai direbbe il minimo male.

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