domenica 2 aprile 2017

Venezuela

Sergio Romano (Corriere, 2 aprile) propone una sintesi latino-americana che mette sullo stesso piano l'esperienza di socialismo a Cuba e il Cile di Pinochet - e l'Argentina dei militari; per fermarsi un po' sul Venezuela. Questo paese ha subito, nei suoi programmi di riqualificazione della vita quotidiana dei non abbienti, un arresto dovuto alla caduta dei ricavi dalle esportazioni di petrolio; l'inflazione è mostruosa, pare, ma Romano finge di non sapere che questo effetto non conferma la teoria della dittatura socialista, tutt'altro. Maduro, gestore dell'eredita di Chavez, perde consensi, e il parlamento appartiene all'opposizione. Anche questo dettaglio falsifica la teoria che Romano sembra abbracciare, di una dittatura socialista. Negli ultimi giorni una sorta di colpo di Stato esautorante il parlamento ha attirato sul Venezuela l'attenzione dei media fautori della democrazia cosiddetta liberale. Che chiudono non uno, ma entrambi gli occhi quando un Paese latino-americano cede la sua sovranità ai dollari ed alla Cia.
Forse, Romano, è ora di andare in pensione in modo definitivo.

Etichette: , ,

venerdì 2 ottobre 2015

L'ombrello

L'ottimo Sergio Romano giorni or sono ha evidenziato la domanda di un lettore interessato alle opinioni diciamo governative del Corriere della sera durante gli anni bellici del fascismo monarchico (1940-1943) e durante il fascismo repubblicano (1943-1945). Di questo dobbiamo essere grati a Sergio Romano, che tuttavia ha dato una risposta assai diplomatica spiegando che il governativismo del Corriere dipendeva dalla pervasività della dittatura fascista, specie nell'ambito della politica estera, e dal fatto che Mussolini leggeva i giornali ed era stato anche lui un giornalista, da giovane. Sarebbe come se ad una persona bagnata fradicia di pioggia si domandasse il perché del suo stato e questa, dimenticando che esistono ombrelli ed impermeabili, rispondesse: "Eh, pioveva!" 

Etichette: , ,

sabato 18 aprile 2015

Senza poter uscire dalla sala

Letto alla svelta il nuovo libro di Sergio Romano, In lode della guerra fredda (Longanesi), uscito in questi giorni. Sembra una sua "risposta", solo assai lunga, del genere di quelle che quasi ogni giorno leggiamo con qualche simpatia sul Corriere a questioni poste da lettori - in genere evoluti; stessa scioltezza e soprattutto indipendenza di giudizio. 
Romano ritiene che la famosa guerra "fredda", terminata con la fine dell'Urss, abbia avuto il merito di garantire un equilibrio planetario, certo fondato sul timore di una possibile guerra atomica che avrebbe trasformato gran parte di noi in repliche degli abitanti di Hiroshima e Nagasaki. 
Può darsi che noi siamo ingannati dalla differenza che Romano costituisce nella mala landa dei media più importanti del nostro Paese, tutti e tre (Corriere, Repubblica, Stampa) sull'attenti (dal basso) di fronte agli Usa, ai loro interessi ed alle loro fole. Gabole. Imbrogli. Può darsi che noi sopravvalutiamo, in base ad un contrasto di "colore", la presenza di questo anziano esperto di Storia recente (e non solo). Genere "in terra di ciechi beato chi ha un occhio solo". Può darsi. Ma da Romano impariamo molto, ogni giorno. 

I guai spaventosi ed apparentemente promettenti infinità malefica che oggi ci assillano deriverebbero, secondo Romano, dalla caduta dell'influenza della politica estera sull'agire dei governi che contano (Usa in testa), com'era al tempo della guerra fredda, e dalla crescita dell'influenza della politica interna guidata dall'opinione pubblica e dalle lobbies (industria delle armi in testa).
Il libro diventa quasi febbrile via via che si avvicina all'oggi, al film che stiamo guardando spaventati e senza poter uscire dalla sala.

Etichette: ,

domenica 11 gennaio 2015

Muraglia di conformismo

In questi giorni abbiamo seguito Rai news 24, tg Rai3, tg La7, Il Corriere. Ebbene, non  abbiamo individuato, nella muraglia di conformismo eretta da tali media attorno ai fattacci francesi, che un mattoncino appena appena fuori posto, quello portato da Massimo Cacciari, un conoscitore della filosofia e della sua storia alquanto rinomato e che non ci è antipatico; il quale, chiarita l'importanza pubblica della "libertà di espressione", ha osservato che in un Paese come la Francia, dove la componente islamica è così forte, chi fa satira dovrebbe privatamente tenere responsabile conto delle sensibilità che può ferire. 

Del resto anche sul Corriere leggiamo, è vero, con interesse e qualche onesto divertimento, l'editoriale di Sergio Romano, un conoscitore della politica internazionale degli ultimi centocinquanta anni almeno che stimiamo molto per la sua indipendenza. Si tratta d'un avversario, certo, ma avversario non significa verme. Sergio Romano sostiene che, allo scopo di battere i malvagi estremisti islamici di cui i più pugnaci sono quelli dell'Isis, "noi" dovremmo poterci alleare anche con il "diavolo", così come ai suoi tempi Churchill si alleò con Stalin allo scopo di sconfiggere Hitler. All'incirca. Chiediamo venia di questa semplificazione brutale. Sergio Romano menziona alcuni "diavoli", per esempio i capi dei governi di Siria ed Iran, con cui "lavorare" ai danni di Isis e compagni, e, nella sua argomentazione, tralascia assolutamente di toccare il ruolo che, invece, Israele ha e potrebbe avere nell'intero guazzabuglio che ci affligge tutti. Proprio non lo considera, Israele. Sbaglia, naturalmente, ma forse in questo "errore" si nasconde la sua "provocazione". Che ci piace. Perché un'alleanza contro gli estremisti islamici che comprenda Siria e Iran è costitutivamente antitetica ad Israele.


Etichette: , , , , ,