venerdì 12 aprile 2013

La non elezione di Matteo Renzi (incidentalmente: sindaco cioè ineleggibile se non facendone un'eccezione) tra i delegati toscani alle votazioni per il presidente della repubblica, dimostra che a "livello partitico PD" Renzi è nessuno; importante è solo per i media e per le mandrie che dai media si lasciano influenzare. 
Una ragione di più per farla finita con le "primarie", che costituiscono lo sfogo delle suddette mandrie. A quest'ultimo proposito noi apprezziamo quanto detto dal ministro Barca (recentissimo iscritto PD) ieri sera alla Gruber. Quando un partito lavora da partito e non solo da cartello elettorale, non c'è alcun bisogno di primarie. 
Le primarie hanno regalato a Firenze prima, all'Italia poi, questa gonfia nullità - Matteo Renzi.

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venerdì 14 dicembre 2012

Il PD farà le primarie anche per i candidati di lista. Ci è venuto da paragonare quest'uso delle primarie al matrimonio tra persone dello stesso sesso (pardon, genere). Dice: che c'entra? C'entra, nel senso che, come il matrimonio tra persone dello stesso genere ridefinisce il matrimonio, lo trasforma in un qualcosa di diverso da quel che eravamo abituati un tempo a pensare (un uomo e una donna, eccetera: ora due indistinti), così le primarie ridefiniscono il concetto di partito. Non più spazio politico costitutivamente riservato agli iscritti e, tra loro, ai militanti, ma spazio aperto anche (o soltanto?) alla partecipazione indistinta di chi è interessato sì a votare per quel partito alle elezioni che incombono, ma non a lavorarci politicamente dentro.
Della trasformazione che il matrimonio affronta con la crescente apertura ad unioni omosessuali (pardon, gay) francamente c'importa pochino pochino, e, a parte il nostro voltastomaco politicamente scorretto, tanti auguri a tutti. Ma della trasformazione dei partiti in "porti di mare" (o pisciatoi pubblici?) c'importa moltissimo. Forse stiamo idealizzando la forma partito tradizionale; forse, come qualcuno ha scritto, i partiti non esistono più, né i militanti. Forse gl'incessanti abusi commessi ai danni del significato delle parole hanno toccato anche la parola "partito". Dopo aver colpito l'altra, "matrimonio".
Tornando alle primarie, fioriranno le battute e le vignette: una bambina per esempio chiede ai genitori se per Natale può esprimere subito le sue richieste di doni - o deve indire le primarie tra i suoi amichetti?
Poi le battute sfioriranno, e un altro pezzo delle nostra vita salterà nel deposito della roba vecchia (pardon, "modernariato").

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mercoledì 3 ottobre 2012

Si avvicinano le elezioni, e abbiamo voglia di ribadire quanto segue:
Siamo favorevoli al metodo proporzionale, precisando che devono contare i voti effettivi; ogni 200 mila voti ottenuti, un rappresentante. Stop.
I partiti sono liberi, anche di "tradire" gli elettori, che eventualmente la volta successiva li "puniranno" (privi di specchi come gli elettori sono).
A proposito poi delle primarie, ha detto bene Bersani, esse rappresentano una "cessione di sovranità" da parte dei partiti, quindi non possono diventare anche un cesso dove chiunque si ferma a pisciare.
Noi siamo in realtà contrari alle primarie; aperte a cani e porci, poi, sono un'assurdità.
L'imbecille che tanto fa parlare di sé in queste settimane, è diventato sindaco di una città non tra le ultime al mondo grazie a primarie aperte
E' chiaro che consideriamo i partiti eticamente, intellettualmente, politicamente (è ovvio) superiori ai cittadini, specie se questi ultimi sono italiani.
Non siamo curdi, o uzbeki, siamo anche noi italiani.
Contrariamente a quanto abbiamo scritto qui in passato, per quanto pochissimi ci leggano, la prossima volta andremo a votare, infatti l'astensione è diventata, da noi, puro conformismo..

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martedì 25 settembre 2012

Lilli Gruber ha domandato a D'Alema qualche sera fa se è disposto a ritirarsi, in vista delle prossime elezioni politiche. D'Alema ha replicato con un argomento che di questi tempi viene tenuto nascosto; è il partito che decide.
Al di là del personaggio, assai discutibile, tale risposta è molto importante, infatti la personalizzazione della politica (v. alla voce "primarie") riesce ad inculcare nel pubblico, negli elettori, l'idea che contino gl'individui singoli - in un contesto di omogeneità sotto il segno della mancanza di alternative allo stato presente di cose.
Lo stesso risultato può ottenere l'enfasi posta dai media sulle malefatte dei vari tizi, che "rubano" approfittando dei loro ruoli politici o amministrativi pubblici:  in nome stavolta della cosiddetta onestà, che finisce per contare più di tutto, a prescindere da chi la pratica, sia di "destra" che di "sinistra".

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mercoledì 21 ottobre 2009

Primarie PD.

Le cosiddette primarie che serviranno a indicare il nuovo segretario del PD segnalano la trasformazione dei partiti in cartelli elettorali, comunque in qualcosa che poco ha a che vedere con la giusta "selettività" che avevano i partiti del passato. Essi davano adito alla formazione di dirigenti attraverso la partecipazione al lavoro politico dei militanti iscritti. Il "pubblico" poteva partecipare appunto iscrivendosi e lavorando politicamente, non certo lasciando una x su una scheda, magari per aver seguito sui media qualche notizia.

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giovedì 6 dicembre 2007

Partitofobia.

La partitofobia, non innocente, ha prodotto orrori vari, due ne abbiamo visti di recente, a "sinistra" e a destra. Alcuni milioni di persone, non selezionate, hanno eletto leader del partito democratico Veltroni, e votato altri "rappresentanti". Evento interessante nella prospettiva elettorale (a quanti voti corrispondono, amplificando il "campione", tre milioni di elettori alle primarie?), ma patetico se visto come inerente ai compiti di un partito, che dovrebbe elaborare la sua politica nei suoi luoghi organizzativi per mezzo dei suoi iscritti e militanti, ed esprimere dal suo interno la dirigenza. Tre milioni, o quanti sono stati, di "consumatori" di chiacchiere politico-mediatiche non fanno un partito per essersi recati a votare una domenica. Non scherziamo. Dall'altra parte, quella del sedicente partito del popolo delle libertà, i milioni di persone millantati dal Capo hanno espresso preferenze in rapporto alla denominazione del medesimo partito o polo o cosa, "che neppure esiste", come si è lasciato scappare il Capo. Infatti questa è la verità: la partitofobia ha annientato lo spirito dei partiti, che erano cucine di idee, di cultura, di politica. Cucine, se non fucine.

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