domenica 2 aprile 2017

La grazia di un sopruso

Si trova oggi 2 aprile nel Corriere un toccante corsivo di Galli Ernesto della Loggia su un aspetto dell'antisemitismo in Francia. Senza fornire numeri il Galli segnala le difficoltà che i giovani ebrei troverebbero nelle scuole pubbliche francesi, dove essi sarebbero bistrattati dai giovani arabi, com'è noto in Francia numerosi. Ragione per cui i giovani ebrei sarebbero costretti a studiare nelle scuole private o nelle scuole ebraiche, le quali ultime però sarebbero pericolose in quanto oggetto di malefatte di malfattori magrebini. Il Galli sembra credere che la causa del fenomeno da lui segnalato senza fornire numeri stia nell'antisemitismo, ma bisogna chiedersi da che cosa dipende l'antisemitismo in genere e nel dettaglio nell'attuale epoca. Comunque stiano le cose, il Galli aggiunge la notizia che alcuni giovani ebrei dissimulerebbero la loro ebraicità per non farsi bistrattare da chi è loro ostile. Il Galli definisce tale necessità di dissimulazione "agghiacciante", dimenticando che gli ebrei non dichiarano mai di essere ebrei se non per stracciarsi le vesti vittimisticamente, una volta che abbiano ricevuto la grazia di un sopruso. 

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venerdì 27 giugno 2014

Il treno dei desideri

Perché il nostro autore se la prende tanto per l'ingiustizia che avviene da più di sessanta anni in Palestina

lestina, perchè ho poco tempo, ma prendere me la prendo anch'io

in Palestina, e non se la prende per tante altre ingiustizie che avvengono nel mondo?

chiedilo a lui

e te che mi dici?

io ho fretta, mi parte il treno

dei desideri?

sì, appunto, i desideri che sono spezzati in Palestina e imposti da Israele agli arabi del posto, cioè ai palestinesi

sì vabbè

me la prendo per la Palestina perché è lì che il mio desiderare si arresta, si arresta anche su altri punti che fanno male, ma quello è cruciale per i miei desideri, e credo che lo sia anche per centinaia di milioni di altri esseri viventi e pensanti

e desideranti

è il male maggiore del mondo

quindi non sei antisemita?

me ne frego, il mio desiderio se ne frega


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mercoledì 9 ottobre 2013

Yellen

Non è fantastico che una donna, Janet Yellen, sia stata nominata capo della Federal Reserve?

No...

Ma come? Non sai che, terminato il lavoro di Obama, gli Usa molto probabilmente avranno una donna presidente, la Clinton, e insieme una donna al comando della Fed...

Ah sì? E allora? Come hai detto che si chiama questa signora?

Yellen, Janet Yellen...Che t'importa sapere come si chiama? Se non conta il genere delle persone, che cosa conta il loro nome? Dillo, su, fatti sotto, che non ti piace perché è un'ebrea! Stai diventando proprio uno stronzo, lo sai? Quasi quasi non ti vengo più a trovare, in questo tuo tugurio...

InquestoTuoTugurio, brava, lo sai che è un bel settenario?

Vaffanculo!





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martedì 24 gennaio 2012

L'inserto del lunedì di Repubblica contiene al suo interno alcune pagine del New York Times, spesso interessanti come campioni di quello che gl'imperialisti di sinistra più cool della terra pensano (di se stessi) e del mondo.
Sul numero di ieri ho letto un articolo di un certo Cohen sull'antisemitismo nei paesi arabi, e sia pure recentemente movimentati da rivolte più o meno fortunate. Durante le fasi di tali rivolte, scrive il Cohen, ad alcune donne arrestate dalle forze dell'ordine è toccato di essere maltrattate ed umiliate, insomma il Cohen slitta dall'argomento dell'antisemitismo a quello delle prevaricazioni contro le donne

L'antisemitismo, secondo i migliori autori, consiste non soltanto nell'avversione contro gli ebrei, ma anche nell'avversione contro Israele, qualora tale avversione sia a senso unico, come se questo Paese avesse l'esclusiva delle ingiustizie. Naturalmente non la ha.
Par di capire che, per criticare Israele senza incorrere nell'accusa di antisemitismo, bisognerebbe alternare tale critica con quella agli altri paesi che al momento fanno porcate nel vasto mondo.

Ma che cosa c'entra l'antisemitismo con certe infamie mirate sulle donne?

Forse il Cohen allude ai vizi della cosiddetta personalità autoritaria, studiata sessanta anni fa, per cui i soggetti dotati di tale autoritarismo tendono ad odiare le minoranze e i soggetti da loro considerati deboli, inferiori,
tra cui le donne? Chissà?

Per piacere al New York Times bisogna trattare con i guanti Israele e non picchiare le donne neanche con un fiore.

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martedì 21 aprile 2009

Ginevra. Ipocrisia e tabù.

Il convegno dell' ONU a Ginevra sul razzismo, argomento di un certo rilievo, non monopolizzato organizzativamente dalla combriccola Usa Ue, per fortuna, è divenuto oggetto di ipocrisia euroamericana in relazione al semplice ed ovvio fatto che la politica israeliana nei confronti dei palestinesi è intrisa (da sempre) di razzismo, e comunque di disprezzo per la vita (altrui). Il razzismo israeliano, come ogni errore israeliano, è indicibile, è un tabù: felicemente sul pianeta vi sono molti popoli che invece sono liberi (tramite i loro rappresentanti) di dire pane al pane e vino al vino. In sintesi: Israele come Stato è una ingiusta creazione realizzata sessanta anni fa a spese dei palestinesi, sostenuta all'inizio un po' da tutte le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, per opportunità politica e per senso di colpa, gonfiata dai soldi americani e dai soldi delle ricche comunità ebraiche di tutto il mondo, che fa del disprezzo e della prepotenza la sua ragione, abolendo dalla sua immagine il concetto di torto. In Israele non ci sono specchi, politicamente parlando, quei pochi vengono spezzati, in nome del vittimismo. Israele è una fabbrica a ciclo continuo di antisemitismo, di cui si serve come propellente.
Sostenere che Ahmadinejad è "come Hitler", una sciocchezza, produce di sicuro la spinta ad una paradossale rivalutazione di Hitler. E' ciò che gl'israeliani vogliono.
Mentre i morti crescono innumerevoli, e l'ingiustizia fa carriera, questa macchina per farsi odiare montata da sessanta anni in Palestina resta un oggetto d'infinita analizzabilità.

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giovedì 19 marzo 2009

Criticare Israele non significa essere antisemiti.

Una riunione di rilievo internazionale (ONU) sul razzismo, che non è il tema più importante del mondo, ma certo non l'ultimo, è sotto tiro da parte della UE, in testa Italia e Germania, rischiando di essere ridotta a convegno ignorabile, a causa dell'accusa di antisemitismo che è stata rivolta al suo programma, critico verso Israele. Non si può criticare Israele senza essere accusati di antisemitismo, in nome e in memoria delle innumerevoli vittime ebree fatte in Europa nel corso della seconda guerra mondiale, non in nome del retto pensare, cui va contro l'antisemitismo, come tutti gli "anti" stereotipati. Criticare Israele non significa essere antisemiti, comunque essere antisemiti, errore di pensiero, non significa essere responsabili di crimini commessi in Europa circa settanta anni fa.

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