domenica 21 maggio 2017

Italia senza muri

Il nutrito ed eterogeneo corteo milanese di sabato 20 maggio per l'accoglienza dei migranti* e contro il razzismo ha ricevuto l'approvazione da parte del presidente del Senato, Grasso; l'ex magistrato ha proposto l'immagine di un'Italia "senza muri". In diversi luoghi del Paese i muri sono crollati da mesi ed anni ed attendono la loro riedificazione.

*"migrare" è verbo di moto, nei fatti molti dei pervenuti in Italia vorrebbero muoversi verso altri Paesi che tuttavia non sembrano troppo favorevoli ad "accoglierli".

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venerdì 12 agosto 2016

Venti miglia, venti mila, cento mila

Ieri il collage televisivo chiamato Blob mostrava scene filmate a Ventimiglia oppure altrove, non abbiamo capito, consistenti in forzature di giovani africani dentro automobili da parte di numerosi uomini italiani in divisa, che ci hanno fatto una pessima impressione. Cacciati a forza nelle auto i giovani, uno alla volta, venivano portati altrove, probabilmente lontano. Ci ha colpito la vitalità di questi giovani, dei quali uno è riuscito a scappare e se ne è andato correndo via. E' un vero peccato che tanta vitalità sia stata sottratta ai loro Paesi di origine da parte di questi giovani, ma bisogna cessare di ragionare in base all'idea che il mondo sia un posto razionale. Il mondo è infame, e le scene che opportunamente Blob ha mostrato ieri, 12 agosto, sono infami. Come se ne esce? Non se ne esce.

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mercoledì 8 giugno 2016

Un'autorevole voce europea ha diramato ieri la cifra probabile dei morti in mare durante l'avvicinamento all'Europa da Africa e Asia: sarebbero, dal 2014, diecimila. Noi continuiamo a chiederci quanto nei Paesi d'origine degli emigranti si sappia dei rischi che si corrono nell'attraversare il mare Mediterraneo su imbarcazioni scadenti e stracariche, e continuiamo a risponderci che certo qualcosa si sa, e che tuttavia si seguita a rischiare - anche a danno dei minori di cui si è responsabili. Non possiamo evitare tale dibattito interiore, infatti non vogliamo assolutamente usare per gli emigranti un metro di giudizio diverso da quello normale.

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domenica 30 agosto 2015

Talk is cheap

L'ottimo Bascetta nei giorni scorsi ha scritto sul Manifesto un articolo di cui il nucleo ci pare stare nella critica dei criteri di accoglienza dei migranti. Il Bascetta non a torto ritiene sbagliato distinguere tra profughi e migranti per motivi economici. Ritiene sbagliato anche distinguere tra profughi da questo o quel teatro di guerra. Ragione per cui si ha l'impressione che il Bascetta sia favorevole all'accoglienza tout-court. 
Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà.
Talk is cheap.

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venerdì 12 giugno 2015

Malavita milanese

Affiancare la notizia del ferimento a sangue di due ferrovieri da parte di alcuni giovani (forse centroamericani privi del biglietto) su un treno in prossimità di Milano, alle immagini della sosta di molti migranti africani dentro e intorno alla stazione centrale della stessa città, ciò che un tg di ieri sera ha fatto, è sbagliato. Potrebbe provocare ostilità nei confronti degli africani e dei non "italiani" in genere da parte degli spettatori, o aumentarla. La prima notizia fa parte della cronaca nera e rimanda alla malavita milanese, mentre le immagini della stazione centrale di Milano qua e là trasformata in quel che non è appartengono ad un'emergenza tutta diversa. Emergenza che, noi siamo certi, il brillante presidente del consiglio saprà affrontare e risolvere da par suo, beninteso con il sostegno di tutti i soci europei, che non vedono l'ora di condividere con l'Italia la gestione di tante giovani braccia. 

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lunedì 18 maggio 2015

A quanto pare i Paesi europei effettueranno coordinatamente azioni militari in mare allo scopo di ostacolare i cosiddetti barconi che traghettano migranti in territorio italiano, imbarcazioni che sono stipate brutalmente, ma a caro prezzo, di persone desiderose di trasferirsi in Europa. Approfittando della forte "domanda" di passaggi via mare, numerose organizzazioni "offrono" la loro opera - si tratta di imprenditoria particolarmente priva di scrupoli.
Ne vedremo di tutti i colori.
Intanto si nota che diversi Paesi europei non hanno intenzione di condividere distributivamente con l'Italia la "accoglienza" dei migranti (Gran Bretagna, Francia, Spagna, Danimarca ed altri). 
Il nostro Paese, del resto, "accoglie" tanti migranti per il motivo semplice che è il più vicino alla Libia, da dove partono i suddetti barconi. Siamo i primi in senso geografico, non etico.

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sabato 16 maggio 2015

Accoglienza

Ieri il Corriere ha pubblicato un articolo di Donatella Di Cesare sul tema dell'accoglienza. L'autrice, impegnata in modo forse scomodo nella vicenda editoriale e filosofica inerente le opinioni di Martin Heidegger, il famoso e difficile pensatore tedesco, sull'ebraismo e sugli ebrei - ciò l'ha segnalata alla nostra pigra attenzione - ha scritto sull'accoglienza un libro che certo proveremo a leggere, nell'ipotesi che esso ci venga sotto mano. 
Dal momento che qua e là nella fittamente abitata Europa, colma di nababbi possessori di immobili e terreni bell'e pronti per accogliere schiere di immigrati africani e d'altro genere, si levano obbiezioni anche fobicamente colorite in merito all'accoglienza dei medesimi, controfobicamente si erogano, da parte di personalità di spicco vario, prediche dirette a persuadere gli europei a schiodarsi dalle loro ambasce proprietarie e nazionalistiche, ad abbandonare il loro attaccamento ai beni terreni, mobili e immobili, e a dare accoglienza ai cosiddetti disperati che pervengono avventurosamente (ma anche avventuristicamente) in Europa. 
La Di Cesare contesta, nell'articolo ieri pubblicato dal Corriere nella pagina centrale dei commenti, proprio l'ideologia che consiste nell'atteggiamento proprietario di appartenenza a una terra, a una nazione, magari a un "sangue", e così via. Insomma, per la Di Cesare affermare che "qui c'ero io, questa è casa mia", sarebbe un errore da correggere. In nome dell'ibridazione, o, se non in tal nome, dell'apertura, dell'accoglienza. 
Tre cose abbiamo da dire: la prima è che le prediche servono solo a se stesse, invece è utile gestire secondo ferrea giustizia l'emergenza immigrati con lo strumento del governare. Il buon cuore è un optional, il buon governo è obbligatorio. La seconda è che siamo troppi, e che nei Paesi da cui provengono i migranti ci si riproduce a mo' di conigli. Anche in questo caso bisogna governare per limitare le nascite. La terza è che vi è un celebrato Paese, affacciato nella parte sud orientale del Mediterraneo, che è nato proprio sul principio del "qui c'ero io" (magari alcune migliaia di anni or sono) e dove si "accoglie" solo chi è omologo, mentre chi è "altro" e però sul posto ci abitava non tremila, ma settanta anni fa, è preso a calci in culo. 

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lunedì 20 aprile 2015

Masse in fuga

Molti vedono i migranti in Europa via mare Mediterraneo nella posizione unica di vittime passive di un "imbuto" di miseria guerra schiavismo e pirateria; noi continuiamo a considerarli anche come masse di individui che attuano in modo deliberato, almeno al momento di lasciare i loro Paesi, tentativi migratori a dispetto della loro micidiale pericolosità. Per comprendere tali masse di individui non bastano gli strumenti che molti usano, in definitiva banalizzanti e neanche troppo nascostamente razzistici, serve anche un riferimento teorico inerente la psicologia di massa come il classico Psicologia delle folle , di Le Bon (1895); aiuta il novecentesco Masse e potere , di Canetti (1961), che comprende un paragrafo intitolato "Masse in fuga" (p. 62, edizione italiana Adelphi). Si tratta di due autori alquanto estrosi e più tendenti alla teorizzazione che non alla "scienza". Anche La mente del viaggiatore, di Leed, vale (edizione italiana Il Mulino). Se si desidera un approccio meno speculativo, consigliamo l'ottimo manuale di psicologia sociale a cura di Hewstone (edizione italiana Il Mulino). Se non la rassegna di psicologia collettiva di Mucchi Faina (Carocci). 

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lunedì 4 aprile 2011

E' necessario pensare, magari male, ma pensare: i migranti nordafricani sono paragonabili ai migranti italiani ( e non) che negli ultimi cento e più anni sono passati "nelle Americhe", o, più recentemente, in Germania, Belgio e così via: ma soltanto come suggestione tale paragone può stare in piedi. I migranti nordafricani fuggono (dalla miseria, pare, ma molti hanno il telefonino, o dalla guerra, i pochi libici, o dalla "legge") verso l'Europa, in modo direi disordinato, avventuristico più che avventuroso, in molti casi (quelli comportanti l'attraversamento del canale di Sicilia) irresponsabile; i migranti italiani di cui sopra (ma anche gli irlandesi nel diciannovesimo secolo verso il nord America, per esempio) lasciavano la loro terra per motivi di miseria nel senso della fame (e per il desiderio del nuovo, che naturalmente vale per tutti) ed erano "ordinati", masse ordinate alla partenza ed all'arrivo. Queste di oggi e di questi anni sono masse disordinate. Le altre erano subalterne, queste sono protagonistiche. Il protagonismo va benone, evviva, mi pare che qua e là però mostri un suo corrispettivo forse inevitabile, ma ai miei occhi insopportabile: l'arroganza. L'arroganza giovanile che mi pare di cogliere, a tratti, intorno a me (non solo quindi in ambito migranti) vive nella e della mentalità dell'avere diritto ad un "seno" sfamante e caldo senza se e senza ma, diritto questo che invece secondo me hanno solo i neonati.

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